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“Uomini altrove – storie di cinquantenni in fuga” di Gianna Schelotto, Ed. Mondadori - 2004

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wookyee
view post Posted on 7/6/2006, 17:25 Quote




Dalla prima di copertina:

“Uomini altrove è il libro di una donna che, fortemente interessata ai temi e ai disagi femminili, questa volta si sforza di capire gli uomini: di raccontare le loro storie, così come le ha conosciute; di aiutarli a chiarire situazioni intricate e difficili. Molti uomini scopriranno in queste pagine che cosa sta loro accadendo, e molte donne che cosa sta accadendo ai loro mariti, ai loro padri, ai loro amici.”

Ho voluto riportare alcuni brani di un capitolo, perché il comportamento della donna è completamente diverso rispetto a quello che ho riportato dal libro della Pende.
La moglie trova nel videoregistratore una videocassetta porno, che ha lasciato il marito:

<<nella mente di Laura si affollavano sensazioni confuse: ripugnanza, rabbia, paura e gelosia. Com’era possibile che il marito fosse attratto da tanta volgarità? Come poteva mancarle di rispetto fino a quel punto? Non facevano l’amore da un anno. Forse più. Lui aveva cominciato ad avere difficoltà di erezione, e ogni volta ne faceva una tragedia. A quel punto Laura aveva preferito evitare le occasioni. Non le costava sacrificio: con la menopausa la sua disponibilità erotica si era ridotta e lei si era convinta che alla loro età il sesso fosse diventato un optional. Una sera qualche mese prima Gianni scherzando le aveva parlato del Viagra. “Non essere ridicolo” gli aveva risposto, chiudendo l’argomento. Ora capiva che lui non aveva scherzato: le stava davvero proponendo un sesso finto, sostenuto chimicamente, non basato sul desiderio ma sugli effetti di un farmaco alla moda. Era ancora convinta che il suo rifiuto di assecondarlo fosse sacrosanto. Lui aveva aggirato l’ostacolo e si era messo a guardare quelle sconcezze. L’aveva tradita, ingannata, offesa. Gianni venne a consultarmi perché, disse, la sua vita, che già era pesante e piena di angoscia, si era trasformata in un vero inferno da quando la moglie aveva scoperto i suoi solitari “vizi” notturni. Era diventata rabbiosa, gli buttava addosso tutto il suo disprezzo e non voleva sentire ragioni. Non che Gianni negasse la gravità “dell’incidente”. Gli sembrava però che Laura lo usasse come pretesto: “Una specie di omnibus” disse “su cui scaricare tutto”. “Tutto” gli domandai? “si tutto quello che nella nostra vita di coppia non è mai venuto fuori, le delusioni che ci siamo reciprocamente inflitte, le gelosie, qualche mia antica infedeltà. E’ come se lei volesse approfittare del mio errore, per farmi pagare anche conti vecchi che ormai dovrebbero essere caduti in “prescrizione”.” Delle sue ansie da cinquantenne Gianni aveva cominciato ad avere sentore ben prima delle defaillance sessuali. Ma fino a quando il suo corpo aveva funzionato, era rimasto persuaso che le sue fossero solo ubbie dovute allo stress, al lavoro, al cambio di stagione o ad altre sciocchezze. Il primo insuccesso sessuale gli aveva tolto ogni illusione. La sua serpeggiante inquietudine era diventata un segno fisico, una concreta rappresentazione del declino. La moglie non aveva colto nulla della drammaticità del problema: si era adattata, senza lamentarsi, a una lunga astinenza. Anche lei, dunque lo considerava un uomo finito. Alla pornografia ci era arrivato per caso (…) una febbrile eccitazione si era impadronita di lui e aveva provocato confortanti segnali di vitalità. “ho sentito irrompere in me l’adolescente di un tempo. Bentornato ragazzo, avrei voluto gridargli. Ero eccitato sì, ma soprattutto emozionato, commosso”. (….) La potente regressione alla quale Gianni si era abbandonato non era solo una risposta all’avvilimento dei ripetuti insuccessi sessuali. A ferirlo era stato l’algido distacco di sua moglie di fronte a un problema che pure li coinvolgeva entrambi. Si era sentito respinto, incompreso e forse segretamente deriso. Il sesso era sparito fra loro e lei non aveva speso una sola parola su quel profondo cambiamento nella loro vita. Il fatto che Gianni avesse avuto qualche defaillance non aveva cancellato in lui il desiderio sessuale che si presentava puntuale ed esigente quasi ogni sera. Laura andava in catalessi appena toccava il letto. (…) Nella sua fantasia, la moglie era diventata oggetto di desiderio e al tempo stesso un giudice e un’aguzzina. (…)Benché abbiano partecipato ai grandi rivolgimenti culturali del 1968, molti cinquantenni non sono riusciti a liberarsi dall’idea che il sesso sia prevalentemente sfida, conquista e prestazione. Anche chi aveva a suo tempo contestato il primato della genialità rispetto a un rapporto amoroso più attento ai sentimenti, si lascia prendere dallo sconforto ai primi segnali di inefficienza fisica. Accantonate da tempo le illusioni della cosiddetta “liberazione sessuale” gli uomini e le donne hanno dovuto misurarsi con una società sempre più competitiva ed esigente, nella quale è fortissima la convinzione che il valore di una persona dipenda in larga misura non da ciò che è, ma da ciò che fa.>>

Inoltre nell’introduzione l’autrice scrive:

<<lo studio di uno psicologo è una specie di terminal verso il quale confluiscono, in forme + o – esplicite i disagi del tempo in cui viviamo. A saperli leggere, a intuirne i nessi e le coincidenze, si può capire con anticipo ciò che si prepara di nuovo, di insolito, di inquietante nella nostra caotica e disorientata società. Il fatto che le donne abbiano via via abbandonato il tradizionale ruolo di “madri e spose esemplari” e cerchino autonome affermazioni nel mondo economico, sociale, politico non ha cambiato solo il mondo femminile, ma ha inciso – ogni storia contenuta in questo libro lo testimonia, mi sembra – profondi cambiamenti anche nella psicologia dei maschi.>>

E ancora in un capitolo successivo:

<<c’è un tempo per le madri e un tempo per il mondo. Lo sapevano bene i popoli primitivi che, attraverso il rito dell’iniziazione, strappavano all’età convenuta i figli maschi alle madri per consegnarli alla società maschile e farli diventare uomini (per le femmine l’iniziazione era segnata dal corpo, attraverso il puntuale appuntamento con il sangue). Mille frivole esperienze sostituiscono oggi il rito iniziatici e proprio perché sono tante, frequenti, facili, non rappresentano più una vera prova, un vero esame. (…) La caduta o il progressivo svuotamento dei riti iniziatici ha fatto sì che la separazione del maschio dalla madre, da passaggio condiviso e sostenuto socialmente, diventasse una scelta individuale, affidata alla lucidità dei singoli: al coraggio del figlio, alla forza della madre. (…) Per trovare il coraggio di separarsi dalla madre, bisogna avere accanto un padre, una figura pronta a fornire modelli, rassicurazioni e conforti.>>

E da donna aggiungo che anche la femmina ha bisogno della figura paterna per trovare questo coraggio.
 
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